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Autore
Giovanni Leonardi
Titolo
Società oltre il conflitto

Religione, politica e società alla luce di un nuovo ordine mondiale

 

Piano dell’opera:

Molto sinteticamente lo scopo e il piano del libro è riassunto dal breve passo riportato sul retro:

In un’epoca che sembra avere definitivamente chiuso con le ideologie ma anche con ogni visione ideale della società, che ha apparentemente sconfitto, una volta per tutte, le utopie del passato – da quelle religiose a quelle politiche e filosofiche – vi è ancora spazio per una visione ideale del mondo?

La caduta di ideologie sorpassate non ha cambiato la metodologia dell’approccio ai problemi. L’unico reale vincitore resta ancora il conflitto, in tutte le sue forme.

La dimensione della globalità, è questa la nuova frontiera di politica e religione? Del loro rapporto? È possibile operare una rilettura delle convinzioni che, dell’una e dell’altra, sono state capaci, nel passato, di dare risposte adeguate alle aspirazioni più nobili dell’uomo? Dove potranno trovare quel nuovo vigore e quella nuova passione che le renda capaci, di fronte alle nuove sfide, di fare ritorno a quella dimensione dell’utopia e della profezia che spinge alle scelte più coraggiose?

L’idea di questo libro origina da una tesi di laurea in Scienze politiche proprio sul tema dei rapporti tra politica e religione all’interno di quella nuova proposta di ordine mondiale offerta dalla fede bahá’í. Questa fede aspira a una visione nuova di questi rapporti, tale da suscitare interesse ormai ben al di là del solo mondo accademico.

Se dal punto di vista degli studi storici l’indagine su questo movimento appare sufficientemente ricca di riferimenti, sono gli studi di carattere più specificamente politico ad essere carenti. Il testo vuole essere un tentativo iniziale per  un approccio di questo tipo al movimento bahá’í. Ciò premesso, il volume è articolato nel seguente modo:

1. La prima sezione è costituita da un’introduzione storica. Per un movimento ancora così poco noto al grande pubblico, appare indispensabile fornire preliminarmente quel bagaglio di notizie relative all’epoca e all’ambiente in cui si svolsero i principali avvenimenti storici che lo riguardano.

2. L’analisi dettagliata delle fonti, che nella tesi originaria occupava un quarto della sua estensione, è stata volutamente trasferita in appendice al testo dove potrà essere consultata per avere più completi riferimenti senza appesantirne la lettura. In questa sezione, ma più in generale in gran parte del testo, si è scelto di dare ampio spazio alle citazioni dagli scritti dei fondatori.

3. Il nucleo espositivo dello studio prevede poi una Parte II che cerca di andare alle radici della costruzione ideale del progetto bahá’í e del suo pensiero attraverso una particolare lettura dei contenuti dell’escatologia di questo pensiero. La Parte III prende in esame le categorie – o alcune delle categorie – politiche tradizionali in una prospettiva bahá’í, talora con un’introduzione che considera l’insegnamento di autori classici del pensiero politico occidentale, evidenziandone peculiarità e aspetti problematici. Infine la Parte IV prende in esame gli aspetti più tecnici delle singole istituzioni costituenti l’ordinamento amministrativo proposto dalla fede bahá’í.

Finalità

Lo scopo di questo lavoro è quello di introdurre il lettore a quegli aspetti di natura religiosa, politica e sociale che, sottoposti a verifica, possono alimentare la speranza di trovarsi di fronte ad un progetto capace di fornire modelli utili alla soluzione dei problemi dell’uomo d’oggi. È un tentativo assolutamente iniziale e senza pretese di completezza. Le tematiche sono vastissime e in ogni direzione. Ma porre i primi interrogativi può aprire strade che anche altri potranno percorrere.

Primo scopo

Descrivere ed analizzare, a partire dalle fonti, quelle categorie e istituzioni che caratterizzano il pensiero bahá’í non solo come nuovo movimento religioso ma anche quale proposta di modello di governo, di società e di politica.

Secondo scopo

Valutarne l’impatto alternativo rispetto a proposte più note e studiate proprio alla luce della crisi che tali ideologie attraversano:

1        democrazie liberali e socialiste

2        ideologia marxista

3        dottrina sociale della chiesa

4        islam.

Nuovo paradigma

Per entrare nella dimensione della proposta bahá’í è necessario ridefinire le categorie che mediano il rapporto religione-politica a partire dagli stessi termini di politica e religione. Sarà importante comprendere cosa si intende nel linguaggio politico usuale e cosa intende la proposta bahá’í quando usa termini come sovranità, monarchia, democrazia, libertà, uguaglianza, legge, potere, stato, governo, confederazione eccetera. Sarà importante comprendere a partire da quale paradigma si produce questa nuova  prospettiva.

L’éschaton

Tutti i concetti più pregnanti della moderna dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati (Carl Schmitt, Le categorie del «politico»).

Se questa affermazione è vera, non sarà trascurabile analizzare l’impatto, proprio su piano politico e istituzionale, di una fede che si pone come nuova proposta di soluzione dei problemi del mondo.

Il lógos dell’éschaton è promissio di ciò che non è ancora, e per questa ragione fa la storia. La promessa che annuncia l’éschaton, e nella quale l’éschaton si annuncia, è il movente, la molla, la forza motrice e il tormento della storia (Jürgen Moltmann, Teologia della speranza).

È l’escatologia, intesa come visione dei fini ultimi dell’individuo o dell’umanità, che orienta la storia, ne è forza motrice. È soprattutto l’accezione dell’escatologia in riferimento all’universale che ci interessa. Su questo piano il tema della fine si coniuga spesso con quello dei «fini» e quindi con la storia e le sue espressioni. Questa dimensione appare particolarmente ricca di collegamenti con la visione del mondo di cui un movimento religioso è portatore e quindi con l’uso che esso può fare di alcune categorie sociali e politiche. È questo il paesaggio in cui si muove l’escatologia bahá’í, questa la prospettiva entro cui prendere in esame e mettere alla prova il suo progetto.

Fine della storia assume il significato di direzione – intesa come orientamento degli eventi storici – oppure, ancora, di scopo ovvero significato e obiettivo del continuo succedersi degli eventi. Fine della storia può, in questo modo, avere anche il significato di svolta. La svolta racchiude in sé l’istanza del succedersi repentino di eventi trasformatori. La svolta si manifesta con il superamento o il sovvertimento di vecchi modelli a favore dell’emersione di nuove scale valoriali.

Nel testo sono dunque analizzati gli orizzonti escatologici del cristianesimo e dell’islam quindi quello bahá’í che presenta un dinamismo tutto particolare a partire da concetti come la «rivelazione progressiva» del patto di Dio. Tale pensiero non prevede alcuna caduta da un iniziale stato di perfezione paradisiaca. Si sviluppa attraverso il duplice Piano maggiore e minore di Dio che sboccano prima nell’Unità del genere umano e poi nello stabilirsi dell’Ordine mondiale di Bahá’u’lláh. Infine l’asse della storia non si chiude in una sua improbabile fine, ma si apre alla prospettiva di future e innumerevoli manifestazioni di Dio.

Lo spazio del conflitto

La difficoltà entro cui ci si muove quando si affronta il rapporto religione-politica è il fatto che il politico comunemente inteso rappresenta lo spazio del conflitto. Il suo potere (quello politico) si definisce in relazione all’esclusività dell’uso della forza fisica all’interno dei rapporti sociali o, secondo un’altra definizione, il politico è il luogo dove si perviene alla distinzione di «amico/nemico» (Schmitt). Viene ad essere superata la visione antica e forse ingenua che lo voleva idealizzato nel «governo della Polis». Le esperienze storiche dell’agire politico sono dominate dal conflitto e dalla violenza. Oggi il tradizionale agire politico trova una difficoltà ulteriore nei fenomeni di globalizzazione che necessiterebbero di un nuovo tipo di approccio. Ciò che domina invece è ancora il conflitto.

La scommessa bahá’í

È quella di rendere possibile, attraverso l’azione dei suoi principi e della sua visione, quella necessaria ridefinizione delle principali categorie politiche cui siamo abituati a pensare a cominciare dagli stessi termini di religione e politica. Sconfiggere il conflitto senza conflitto. In particolare il conflitto politico, o meglio, il politico in quanto spazio del conflitto. Superare il politico per fare emergere la politica, l’arte del governare nella sua purezza. È possibile? Quando tali categorie sono rilette alla luce degli sviluppi di una società ormai globale, la fede bahá’í appare decisamente meglio attrezzata, in termini di istituzioni e di proposte operative per i problemi odierni, rispetto a soluzioni tradizionali.

Il modello

Le ideologie sono cadute determinando un vuoto ideale colmato sempre più spesso dagli interessi o da tendenze al fanatismo o a soluzioni estemporanee. In questo panorama di paralisi della politica anche le tradizionali proposte religiose sembrano segnare il passo. Non sembrano avere il mandato per risollevare un mondo i cui problemi tendono a moltiplicarsi rapidamente. Talora sono elemento di divisione. Per alcuni la società mondiale sembra avviarsi ormai ad un inevitabile scontro tra civiltà. Per altri tale scontro può evitarsi solo attraverso il riconoscimento reciproco della necessità di mantenere l’equilibrio tra blocchi separati ed uniformi per cultura e religione (Samuel Hantington), senza porsi il problema di quanto un equilibrio così precario possa durare. Si tratta chiaramente di prospettive che muovono da chi non ha nulla da proporre. Inoltre nella nuova dimensione della società globale esiste sempre più il problema della partecipazione dei cittadini alla vita politica e amministrativa e delle modalità per renderla possibile. È questo uno dei punti cruciali dell’attuale crisi dei sistemi democratici che puntano a diventare modello di organizzazione politica a livello di istituzioni planetarie.

Il modello bahá’í parte dal presupposto della necessità della partecipazione del maggior numero di attori possibili al fine di rendere qualsiasi progetto efficace. Esso si propone all’attenzione del pubblico, tanto degli specialisti del settore quanto dei comuni cittadini, come la nuova dimensione della democrazia in una società globale con il suo contributo operativo di strumenti nuovi come la consultazione e lo spirito di preghiera in ogni momento di aggregazione sociale o amministrativa.

Con questo orientamento il suo fondatore ha eretto le sue istituzioni a partire da quelle assembleari locali e nazionali fino alla Casa Universale di Giustizia e al Ramo nominato. Ma è soprattutto la sua istituzione di base ad essere esemplare di questo modello partecipativo: la Festa del diciannovesimo giorno. Essa si manifesta come rappresentazione riassuntiva del vivere sociale e come un ulteriore momento di sintesi tra spirituale e materiale così caro alla concezione bahá’í. In questa festa confluiscono le tre componenti della società bahá’í: l’individuo, la comunità e gli amministratori. Mentre i tre momenti in cui è ripartita rappresentano i tre momenti della vita del credente: quello devozionale e spirituale, quello politico e amministrativo, quello delle relazioni sociali.

Nelle aspettative bahá’í questo meccanismo porterebbe ad una sorta di ingegneria sociale capace di rispondere adeguatamente e prontamente ai bisogni della collettività attraverso un funzionamento a feed-back tra società politico-governativa (l’apparato assembleare) e società civile (la comunità) di cui, secondo la loro opinione, la società contemporanea appare carente.