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Autore
Faezeh Mardani
Titolo
Gemme di Misteri Divini - Peculiarità tematiche

Ciò che segue vuole essere un sguardo rapido alle caratteristiche tematiche di un’epistola rivelata da Bahá’u’lláh a Baghdád in risposta alle domande di un ricercatore che chiedeva spiegazioni sui segni contraddittori relativi all’avvento del Promesso nella religione islamica. La risposta di Bahá’u’lláh, come ci rivela la prima lettura del documento, va ben oltre agli specifici quesiti e fa di questo breve scritto un trattato denso di concetti teologici, filosofici, mistici e prove razionali ciascuno dei quali, singolarmente, merita di essere ampiamente analizzato e approfondito. Intento di queste poche righe è di accennare ai temi trattati per poi invitare il lettore ad accostarsi direttamente all’opera e bere a pieno di «questi rivi cristallini».[1]

Tra gli obbiettivi principali di Javáhiru’l-Ásrár, rivelato da Bahá’u’lláh pochi anni prima della Sua dichiarazione pubblica, come Egli stesso asserisce in una nota premessa sul manoscritto originale, è «elaborare alcuni temi, tutti utili e vantaggiosi non solo per coloro che cercano ma anche per coloro che hanno trovato, se solo percepiste con l’occhio della virtù divina»,[2] frase che, colloca lo scritto all’interno di una costante azione preparatoria di Bahá’u’lláh esercitata su «coloro che hanno trovato», vale a dire sulla comunità bábí, all’evento della Sua imminente Dichiarazione. Tale preparazione diviene il motivo valido per spiegare ai credenti e ai ricercatori, fondamentali concetti come «trasformazione», «Giorno del Giudizio», «Resurrezione», «Ritorno», «segni del riconoscimento del Promesso», che da secoli occupano gran parte dell’indagine teologica e religiosa soprattutto nel mondo islamico. La spiegazione di questi termini simbolici che ricorrono nelle sacre scritture del passato, sovente, è correlata da riferimenti biblici (13 brani) e coranici (37 brani).

Il primo tema trattato da Bahá’u’lláh in questa opera é direttamente collegato alle domande di Siyyid Yúsuf-i-Sihdihí Ifahání, riguardo le ragioni per cui i messaggeri di Dio sono stati rinnegati e perseguitati. Egli riferendosi alle sacre scritture spiega le motivazioni che in ogni epoca conducono la gente a insorgere contro gli Apostoli di Dio indicando due elementi principali: la non comprensione dei termini metaforici e simbolici del loro Libro sacro e l’interpretazione letterale e superficiale di essi; il non esser rivolti direttamente alla figura e alle parole di colui che si dichiara il Promesso bensì seguire ciecamente le indicazioni dei sacerdoti e teologi che interpretavano il Libro secondo la propria comprensione o il proprio interesse. Bahá’u’lláh continua spiegando i veri significati di questi termini con le prove logiche e invita il ricercatore della Verità a «spogliarsi di tutto ciò che ha acquisito nel passato»[3] e a usare la ragione per non cadere nell’errore di adottare una interpretazione letterale delle profezie.

In questo volume di appena 69 pagine, Bahá’u’lláh analizza e spiega i profondi significati trattati nelle opere filosofiche e letterarie del misticismo islamico e il pensiero sufi, elaborati per secoli sulla ricerca della purezza della Parola divina, per poter allontanare i ricercatori e i bábí dalle rigide dispute teologiche ed errate discussioni dottrinali considerate «regni della contraddizione»,[4] che costituiscono la potente arma nelle mani dei teologi contro la nuova Rivelazione. Questa scelta ci conferma la Sua particolare predilezione, nella prima fase della Sua Rivelazione, per concetti mistici attraverso i quali viene toccato il cuore dei puri che non sono stati contaminati dalle interpretazioni teologiche della Parola Sacra. Un invito a vedere le questioni della Fede in modo differente dall’interpretazione teologica e ufficiale degli studiosi e dotti delle dottrine religiose dell’epoca.

Uno sguardo alle opere rivelate da Bahá’u’lláh nel primo decennio che va dal 1852 al 1862 come Rash-i-‘Amá, Qaídiy-i-‘izz-i-Varqáiyyih, Murásilát-i-Sulaymániyyih, le Parole Celate, le Sette Valli, le Quattro Valli, e in fine Javáhiru’l-Ásrár, ci indica come questa fase preparatoria, oltre a offrire alla comunità bábí e ai ricercatori una scrittura impregnata di misticismo di straordinaria poeticità e bellezza letteraria, dona all’intera Rivelazione bábí e bahá’í un capitolo denso di concetti profondamente mistici che faranno nascere ben presto il nuovo concetto del misticismo nelle Fede bahá’i.

È importante notare come ogni scritto di Bahá’u’lláh ha una precisa relazione tematica e stilistica con le opere precedenti e una funzione preparatoria per le altre che seguiranno.[5] Questa chiara e ben definita collocazione costituisce la logica che orienta e governa la dinamica interna della Rivelazione divina. Ogni scritto può essere considerato un anello che unisce le opere precedenti a quelle successive per poi formare un armonico e perfetto Disegno divino dell’intera rivelazione scritta. In questa logica Javáhiru’l-Ásrár viene collocato tra le Sette Valli e il Kitáb-i-Iqán (Libro della Certezza) dove Bahá’u’lláh chiarisce e completa alcuni concetti del primo, definito «la Sua maggiore composizione mistica»[6] e prepara le menti alla comprensione del secondo considerato la più importante opera dottrinale di Bahá’u’lláh.[7]

Bahá’u’lláh, in questa breve epistola, offre al ricercatore i criteri per intraprendere il viaggio della ricerca verso la Città del Sapere (madínatu’l-‘ilm) attraversando alcune mistiche tappe chiamate giardino della ricerca, città dell’amore e dell’estasi, città dell’unità divina, giardino dello stupore, città dell’assoluto annientamento, città dell’immortalità e città che non ha né nome né descrizione. Ciò che differenzia il percorso del viandante in questo libro e in quello delle Sette Valli è che qui il viaggio spirituale e mistico si trasforma, passando per ogni tappa chiamata simbolicamente «città» o «giardino», in acquisizione degli attributi etici e comportamentali che servono nella conduzione della nostra vita quotidiana attraverso le quali possiamo entrare nella Città del Sapere. La Città del Sapere non è altro che il Libro sacro di ogni Rivelazione che ci guida nel mettere in pratica i precetti divini rivelati per la nostra epoca. In Gemme di misteri divini Bahá’u’lláh, gradualmente, aiuta i credenti a passare dal viaggio interiore e spirituale descritto nelle Sette Valli, alla certezza, al raziocinio e alle prove logiche che verranno esposte successivamente nel Kitáb-i-Iqán.

Oltre alla preparazione dei ricercatori all’imminente opera dottrinaria che ha come base la razionalità e la logicità, in Gemme di misteri divini viene definita una nuova concezione del misticismo che trasforma il misticismo islamico di matrice faná’-i-fi’lláh, cioè l’annientamento in Dio, al misticismo bahá’i di matrice ‘irfán-i-mazhar-i-zúhúr, cioè il riconoscimento della Manifestazione di Dio[8] che comporta l’accettazione delle leggi del Suo Libro sacro ovvero l’ingresso nella Città del Sapere.

Baha’u’llah propone, in questo viaggio di ricerca, di spogliarsi delle vesti delle scienze acquisite (‘ulum-i-iktisábí) o umane e di entrare nella Città del Sapere. Solo entrando in questa città si può giungere al vero sapere e si possono scorgere i chiari segni della nuova Rivelazione divina. Egli afferma che per iniziare questo viaggio il viandante dovrebbe avere alcuni requisiti, che sono il distacco, l’umiltà, l’abbandono dell’odio e dell’amore e non sentirsi superiori a nessuno.

Un altro importante tema che viene approfondite con le prove logiche da Bahá’u’lláh in Gemme di misteri divini riguarda il valore temporaneo/temporale di ogni messaggio religioso e la sua validità per un preciso periodo storico. Le inconfutabili prove riportate da Bahá’u’lláh in questo libro aprono un importante spazio d’indagine a proposito della progressività delle religioni e della stretta relazione tra la rivelazione divina e il grado della maturità del genere umano. Questo tema e le spiegazioni di Bahá’u’lláh chiariscono le ragioni dell’inefficacia delle leggi religiose (la shari’a) dopo un certo periodo e la necessità di cambiamento e rinnovamento con l’avvento di una nuova dispensazione.

È da ribadire ancora che, come abbiamo accennato all’inizio, l’obbiettivo fondamentale di tutta l’opera è la preparazione dei credenti e dei ricercatori alla nuova Rivelazione divina che da qui a poco avrebbe messo in grande prova tutti coloro che si avvicinavano al completamento di una lunga e secolare attesa.

 



[1] Bahá’u’lláh, Gemme di misteri divini. Javáhiru’l-Ásrár (Casa editrice Bahá’í, Ariccia, 2002), p. 14, § 19.

[2] Bahá’u’lláh, Gemme, p. ii-iii.

[3] Bahá’u’lláh, Gemme, p. 3, § 1.

[4] Bahá’u’lláh, Gemme, p. 3, § 1.

[5] Cfr. Vahid Behmardi, Safiniy-i ‘Irfán, vol. 2 (Asr-i-Jadid Publishers, Darmstadt, 1999), p.171.

[6] Shoghi Effendi, Dio passa nel mondo, 2a ed. riv. (Casa Editrice Bahá’í, Roma, 2002), p. 142, § 28.

[7] Cfr. Shoghi Effendi, Dio passa, p. 142, § 28.

[8] Cf. Behmardi, Safiniy-i ‘Irfán, vol. 2, p.171.