| Autore |
| Hakim Dall’O |
| Titolo |
| Le gioie dello studioso bahá’í |
| Per
tutti coloro che hanno fatto dello studio il proprio hobby o una parte
essenziale della loro vita, la frase che Machiavelli scrisse il 10 dicembre
1513 riguardo la gioia dello studio è più che condivisibile. Dopo ore di lavoro
forzato nelle campagne fiorentine a causa di una crisi politica che lo aveva
tenuto lontano da Firenze, la più grande gioia per il poeta era infatti il
ritorno a casa e la possibilità dello studio: «Venuta la sera, mi ritorno a casa, et
entro nel mio scrittoio; et in su l’uscio mi spoglio quella vesta cotidiana,
piana di fango e di loto, et mi metto panni reali et curiali; et rivesto
condencentemente entro nelle antique corti degli antiqui uomini, dove, da loro
ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo, che solum è mio, et che io naqui
per lui…»[1] Ovviamente,
per tutti coloro che vedono lo studio come una parte fondamentale della propria
vita, rinunciare ad ore di sonno e riposo per lo studio non è un sacrificio, ma
è anzi un privilegio. Rimanere svegli, togliendo ore di sonno, oppure
rinunciare ad altre attività per lo studio, non è un sacrificio, ma la
conseguenza di un amore fervido che uno studioso ha fatto della propria vita Ci
si può avvicinare allo studio da diversi punti di vista e oggigiorno esistono
svariate scienze o arti che si possono studiare e approfondire. Molte di queste
vengono studiare per motivi di lavoro, molte per interesse personale e molte
altre solo per conoscenza superficiale. Generalmente
il concetto di studio è quello legato allo studio della scienza o dell’arte che
permette all’uomo di guadagnare prestigio nella società ed essere additato come
una persona di cultura. Sono infatti sempre più rari i casi di persone che
studiano per amore della cultura o per approfondire la propria conoscenza. Bahá’u’lláh
esorta tutti i suoi seguaci ad intraprendere studi dei vari rami del sapere ed
in particolare esorta tutti ad occuparsi di quelle scienze che possono giovare
all’uomo e non che iniziano con parole e che con parole finiscono. Scendendo
più nel dettaglio dello studio dei Testi Sacri, Bahá’u’lláh ci invita a
studiare, ognuno secondo le sue capacità, gli scritti Sacri in maniera
costante: «Immergetevi nell’Oceano dei miei versetti per districarne i
misteri».[2] Ci
vengono dati tutti i requisiti per come iniziare uno studio e quale deve essere
lo scopo di tale studio. Lungi da questa breve esposizione delineare tutti
questi punti. Una considerazione però vale la pena fare per quanto riguarda il
fine ultimo che spinge un baha’ì a dedicare molto del suo tempo nello studio.
Come è ben noto, nelle Fede baha’ì non ci sono preti o sacerdoti e non c’è
distinzione tra credenti. Nessuno può considerarsi migliore o peggiore di un
altro a seconda del numero di Testi che ha letto o che conosce. Quello che è il
fine ultimo nello studio della Parola di Dio è la vicinanza che si crea tra il
credente e Dio nel momento dello studio e della ricerca. Lo
studioso è consapevole che lo studio della Parola Sacra non è quello di un’altra scienza, di un’arte, di un
mestiere: questa volta davanti a sé si trova quello che il suo Creatore ha
desiderato dirgli. E a prefazione a questa sua ricerca vi è l’ammonimento che
nessun raggiungerà le rive dell’Oceano della vera comprensione se non colui che
si allontanerà da tutto ciò che è in cielo e sulla terra. Alla
base quindi dello studio ci deve essere il desiderio di distaccarsi da tutto e
di avvicinarsi a Dio. Non possiamo pensare che lo studio dei Testi sacri ci
porti un posto di prestigio nella società o ci conferisca qualche titolo
particolare. Quello che dobbiamo ricordare è che stiamo soltanto percorrendo
una valle che Dio ci ha imposto per raggiungere la vera felicità. Infatti dopo
la ricerca e l’amore non ci può essere altro che la conoscenza che può essere
ottenuta attraverso il sapere. Un sapere che però deve essere di origine divino
e che deve far giungere alla visione che tutto viene da Dio e che quindi tutto
è racchiuso in una unità prestabilita. Lo
scopo dello studioso dunque, non è la pura acquisizione di sapere, né l’impegno
attivo in intricate dissertazioni teologiche. A differenza del passato dove
questo era compito di una parte ben precisa della società definita clero, in
questa Dispensazione la ricerca e lo studio intelligente degli Insegnamenti e
di ogni aspetto della Fede è una responsabilità posta sulle spalle di ogni
credente. È attraverso questo studio che egli sarà sempre più in grado di
rispondere alle necessità del mondo in cui vive, correlando i problemi e i
bisogni della società odierna con quelli che sono gli i principi e le soluzioni
portate dagli Scritti della sua religione, contribuire all’espansione e al
consolidamento della Fede ed essere in grado di difenderla davanti ai suoi
nemici. Possiamo
quindi ben delineare due aspetti che sono essenziali e che possono portare
grande felicità a qualsiasi studiosi: l’avvicinamento e la comunione con Dio e
la possibilità di difendere la propria amata Causa da eventuali attacchi. Esiste
però anche una terza ragione, meno sociale e più individuale dello studio dei
Testi sacri. Questa terza ragione che, soltanto pensata può portare immensa
gioia al cuore di ogni studioso, è la possibilità di sviluppare l’intuito nella
sua forma più alta. Infatti, attraverso lo studio della Parola rivelata la
visione spirituale di un individuo cresce e questa sua crescita porta ad un
innalzamento dell’acutezza intellettuale. E a questo punto la domanda che una
persona si può porre è: ma se lo scopo di questa nostra vita è conoscere e
amare Dio, quale gioia più grande c’è di quella di entrare sempre in più
stretto contatto con Dio? |