| Autore |
| Paolo La Notte |
| Titolo |
| Lo studioso e il processo della Pace minore |
Un altro aspetto fondamentale del ruolo dello studioso è il contributo che egli potrà fornire al processo della Pace minore che, ricordiamolo, è quella condizione, destinata ad instaurarsi in futuro, in cui le nazioni raggiungeranno uno stato generalizzato di non belligeranza e stabiliranno tra di loro un patto di mutua difesa. Sappiamo che la situazione attuale del mondo, come testimoniano gli eventi del secolo appena trascorso, è ben lontana da quel futuro stato di pace e tranquillità che gli scritti sacri prefigurano. «Una tempesta senza precedenti per la sua violenza,
imprevedibile per il corso che seguirà, catastrofica nei suoi effetti
immediati, inimmaginabilmente gloriosa per le estreme conseguenze che produrrà,
sta spazzando in questo momento la faccia della terra. Le dimensioni e l’impeto
della sua forza d’urto stanno inesorabilmente crescendo. La sua azione
purificatrice, anche se nessuno ancora l’ha scoperta, aumenta ogni giorno che
passa. L’umanità, stretta negli artigli della sua forza devastatrice, è colpita
dai segni della sua furia irresistibile. Essa non sa né comprenderne l’origine,
né indagarne il significato, né prevederne i risultati.»[1] Da questo passo già comincia ad emergere chiaramente uno degli scopi dello studioso, ossia agevolare la comprensione dei problemi del mondo da parte dell’umanità, che ha sicuramente, come uno dei suoi più grandi limiti, la confusione e la mancanza di consapevolezza, alle quali si aggiungono lo scoraggiamento e la sfiducia nelle attuali istituzioni. «Bersagliati da ogni parte» – afferma Shoghi Effendi – «da
nuove testimonianze di disintegrazione, tumulti e fallimenti, uomini e donne
pensosi, appartenenti a quasi tutte le classi sociali, cominciano a dubitare
che la società com’è organizzata oggi possa, tramite i suoi soli sforzi,
liberarsi dal pantano in cui sta vieppiù affondando».[2] Ma la confusione e la mancanza di consapevolezza di cui parlavamo poc’anzi regnano sovrane, purtroppo, anche presso coloro i quali reggono le sorti del pianeta; quanti capi politici e religiosi agiscono, infatti, non perseguendo l’obiettivo supremo del bene comune del genere umano, bensì la realizzazione delle loro mire personali, siano esse economiche o di potere? O comunque, anche se in buona fede, non avendo una guida certa, annaspano nella palude della loro inconsistenza morale e spirituale? «Non è forse un fatto reale che la principale causa di quest’irrequietezza nel mondo è da attribuirsi non tanto alle conseguenze di quel che prima o poi sarà considerato come un transitorio perturbamento degli affari di un mondo in continuo cambiamento, ma piuttosto al fallimento di coloro alle cui mani sono stati affidati gli immediati destini di popoli e nazioni, i quali non sono riusciti ad adattare i loro sistemi di istituzioni economiche e politiche alle impellenti necessita di quest’era in rapida evoluzione? Queste crisi intermittenti che sconvolgono la società odierna non sono forse da ascriversi soprattutto alla deplorevole incapacità da parte dei capi riconosciuti della terra di leggere correttamente i segni dei tempi, di liberarsi una volta per tutte delle loro idee preconcette e delle loro ingombranti dottrine, e di ristrutturare il meccanismo dei loro rispettivi governi secondo i modelli impliciti nell’annuncio supremo di Bahá’u’lláh, e cioè l’unità della Razza Umana – il tratto primo e più eminente della Fede da Lui proclamata?»[3] Shoghi Effendi insisteva molto sulla necessità, per procedere speditamente sulla via dell’edificazione del nuovo Ordine mondiale, di comprendere a fondo i processi storici in atto. Quello che distingue l’approccio bahá’í all’analisi storica – ed è quindi fondamentale comprendere chiaramente – è il considerare la Storia non come un succedersi di eventi più o meno determinati dal caso o dalla necessità, ma come il dispiegarsi del Piano divino nelle vicende umane. Questa visione determina una continua analisi dei processi storici, l’interpretazione, alla luce degli scritti, dei cambiamenti politici e sociali, ed una verifica delle tappe di costruzione della civiltà divina insita nel nuovo Ordine mondiale. Il processo della Pace minore – sappiamo bene – avrà corso indipendentemente dal contributo dei bahá’í, ma lo studioso ha il compito di essere una guida, e quindi di definire gli insegnamenti bahá’í partendo dallo studio delle sacre Scritture, metterli in correlazione con i problemi del mondo contemporaneo e tradurli in termini comprensibili per il resto del mondo, sempre nel rispetto del patrimonio culturale dei diversi popoli, in piena armonia con il principio di unità nella diversità. «È certo che il
mondo, trasformato e quasi costretto in un unico organismo oltremodo complesso
ad opera del portentoso progresso raggiunto nelle scienze fisiche, nell’espansione
del commercio e dell’industria a livello mondiale, questo mondo che lotta sotto
la pressione di forze economiche planetarie, frammezzo alle insidie di una
civiltà materialistica, ha un estremo bisogno di quella riesposizione della
Verità già presente in tutte le Rivelazioni del passato, ma che abbia ora un
linguaggio adatto alle sue essenziali esigenze.»[4] Lo studioso bahá’í è chiamato anche a sostenere la comunità mondiale nel suo porsi nei confronti del resto del mondo con un atteggiamento positivo e propositivo; aiutarla a rendersi credibile presso le istituzioni nazionali ed internazionali, affinché i bahá’í possano essere visti come modello e punto di riferimento, e la loro idea di organizzazione sociale nonché di edificazione del nuovo ordine mondiale si dimostri una via sempre più accettabile e praticabile. «I dotti dello spirito», dice Abdu’l-Bahá, «…sono fari di
guida fra le nazioni e stelle di buona ventura risplendenti dagli orizzonti
dell’umanità. Sono sorgenti di vita per coloro che giacciono nella morte
dell’ignoranza e dell’incoscienza e chiare fonti di perfezioni per gli assetati
che vagano nel deserto dei difetti e degli errori.… Sono medici provetti per il
dolente corpo del mondo, infallibile antidoto del veleno che ha corrotto la
società umana. Sono forte cittadella a protezione dell’umanità e inespugnabile
santuario per le affannate, ansiose e tormentate vittime dell’ignoranza.»[5] «È essenziale che gli uomini di
studio e i dotti dello spirito si dedichino, in perfetta sincerità e purezza d’intenti
e soltanto per amor di Dio, a consigliare ed esortare le masse
e a schiarirne la visione con quel collirio che è il sapere.»[6] «Sensi e facoltà ci sono stati conferiti perché li dedichiamo
al servizio del bene comune, sì che – distinti da tutte le altre forme della
vita a causa della capacità di percepire e della ragione – lottiamo sempre e su
tutti i fronti, piccola o grande, ordinaria o straordinaria che sia l’occasione,
finché tutti gli uomini non siano radunati al sicuro all’interno dell’inespugnabile
roccaforte del sapere.»[7] Lo studioso dovrà anche approfondirsi nella conoscenza del pensiero corrente, delle filosofie, delle tradizioni religiose, dei problemi etici e morali delle diverse realtà sociali, altrimenti finirebbe ben presto per scoprirsi inadeguato al suo compito. «Il primo
attributo della perfezione è il sapere e le conquiste culturali della mente.
Una persona consegue questo eminente stadio, quando combina in se stessa una
profonda conoscenza delle complesse e trascendenti realtà che appartengono a
Dio, delle verità fondamentali della legge politica e religiosa del Corano, del
contenuto delle sacre Scritture di altre fedi e di quelle regole e metodi che
giovano al progresso e alla civiltà di questo illustre Paese. Egli deve inoltre
conoscere le leggi e i principi, i costumi, le condizioni e le maniere, le
virtù morali e materiali che caratterizzano il genio politico di altre nazioni
e deve essere ben versato in tutti gli utili rami del sapere contemporaneo e
studiare i documenti storici dei governi e dei popoli dell’antichità.»[8] Egli dovrà avere cura di porgersi con umiltà, non con la presunzione di chi ritiene di possedere le risposte assolute ad ogni quesito o dubbio, ma con la consapevolezza di seguire, con la massima integrità ed onestà, la traccia fornitagli dalla rivelazione divina. «. . . la religione produce tutte
le virtù umane e queste virtù sono le luminose fiaccole della civiltà. Se un
uomo non è dotato di queste qualità eccellenti è certo che non ha mai avuto
nemmeno una goccia dell’inesauribile fiume di acqua di vita che scorre negli
insegnamenti dei Libri Sacri, né colto il più lieve alito delle brezze
fragranti che spirano dai giardini di Dio . . . e religioni divine, i santi
precetti, gli insegnamenti celestiali sono le basi inattaccabili della felicità
umana e che i popoli del mondo non hanno speranza di un vero conforto o di
liberazione, se non da questo unico grande rimedio . . . Questa panacea deve
tuttavia essere somministrata da un medico saggio ed esperto, poiché nelle mani
di un incompetente tutte le cure che il Signore degli uomini ha sempre creato
per sanare i loro mali non sono in grado di procurare la salute, ma al
contrario distruggono i deboli e gravano il cuore di coloro che sono già
afflitti.»[9] «Se questo massimo fra i rimedi verrà applicato al corpo
infermo del mondo, esso senza dubbio guarirà dai suoi malanni e rimarrà
perpetuamente salvo e sicuro.»[10] Lo studioso dovrà, in definitiva, essere in grado di fornire il supporto necessario a dare delle risposte ai bisogni ed alle esigenze fondamentali dell’individuo e della società. Dovrà fare in modo che tutti gli esseri umani, di qualunque nazionalità, etnia o religione, arrivino a comprendere la necessità e le basi teoriche materiali e spirituali sulle quali si fonda l’idea dell’Ordine mondiale di Bahá’u’lláh. «La pubblicazione di pensieri nobili è la forza dinamica
nelle arterie della vita, è l’anima del mondo. I pensieri sono un mare
sconfinato e gli effetti e le varie condizioni dell’esistenza sono come le forme
separate e i limiti particolari delle onde; finché il mare non ribolle, le onde
non si sollevano e non depongono perle di sapere sulle spiagge della vita.»[11] [1] Shoghi Effendi, Il Giorno Promesso (Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1978), p. 11. [2] Shoghi Effendi, L’Ordine Mondiale di Bahá’u’lláh (Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1982), p. 193. [3] ibidem, p. 36. [4] ibidem, p. 48. [5] ‘Abdu’l-Bahá, Il Segreto della Civiltà Divina (Casa Editrice Bahá’í, Roma, 1988), p. 24. [6] ibidem, p. 28. [7] ibidem, p. 4. [8] ibidem, p. 25. [9] ibidem, p. 66-7 [10] ibidem, p. 45. [11] ibidem, p. 74. |